critiche
GIUDIZI CRITICI DI COLLEGHI ARTISTI PDF Stampa E-mail
  
Mercoledì 07 Gennaio 2009 18:25

Fa bene a dipingere e l’analisi attenta che fa della figura mi fa capire della sua onestà nel porsi davanti alla tela (WALTER  VALENTINI).

Fa sul serio per la netta definizione delle forme e del colore. Una pittura serrata…in cui ogni cosa sembra definirsi con la luce(REMO  BRINDISI).   

La sua pittura è ammirevole perché ha radici profonde in una lunga e disinteressata passione(ENRICO  BAJ).   

Dipingere come fai te, è come pregare…(BRUNO  CECCOBELLI).

Penso che il suo amore per la pittura, il suo bagaglio tecnico la porterà sempre più avanti (FLORIANO  BODINI).  

Seguo il suo lavoro…e vedo quanto “Amore” vi si trova. Un interesse ed una passione che è soprattutto attenzione alle “cose” che si propongono (PIPPO  SPINOCCIA)

Sono delle composizioni molto singolari: per il suo “discorso” delle mani soprattutto (GIUSEPPE  ZIGAINA)

Noto una capacità espressiva notevole con una interpretazione di un dolore umano, che solo chi ne è partecipe, almeno ambientalmente, può rappresentare (GIORGIO  ALBERTINI)  

I suoi quadri dimostrano di possedere una grande capacità di realismo nella figura umana, che è capace di suscitare emozioni (LETIZIA  FORNASIERI)

Opere molto interessanti, frutto di una valida ricerca e di un impegno intenso ed appassionato (CARLO  GAJANI) 

Le opere realistiche (come le sue) hanno una qualità, che saranno sempre apprezzate, (nessuno butta un quadro realista) e che entreranno comunque nella vita di tutti. Per l’altra pittura tutto è in dubbio (LUCIA  PESCADOR)

I suoi quadri sono davvero ben dipinti e mi congratulo con lei, come avviene le rare volte che mi imbatto in qualcuno che sa ancora maneggiare i pennelli (SERGIO CECCOTTI)   

I suoi dipinti sono molto ben fatti, classici (BRUNO  MUNARI)

Mi pare che lei abbia attitudine e capacità…(ALIGI  SASSU) 

Complimenti per la sue opere, che si fanno notare per la perfetta tornitura delle forme e la finezza dei chiaroscuri, accompagnate dall’accordo dei colori nitidi e smaltati (SERGIO  CECCOTTI) 

Ritengo le sue opere particolari e misteriose (WILLIAM XERRA) 

 Le sue opere sono pittoricamente interessanti ed il gesto generoso (GIANNI BERTINI) 

Opere realizzate con acuta sensibilità e intensità (MARIO NANNI) 

I “buchi rettangolari” si evidenziano in chiave dicotomica nei confronti dell’egemone similismo figurale, che tipicizza il tuo “modus operandi” (ANTONIO CARENA)    

La contaminazione dell’oggi è quanto mai evidente e rabbiosa nel gesto di creare fori nella tela, che ultimamente il Nostro compie.

    Il senso di questa provocazione è inquietante e misterioso.

    Forse sono i sedimenti della ribellione di Fontana, oppure è icona di quello squarcio, quella caduta, in cui tanti ritengono che sia stata coinvolta l’arte con la A maiuscola fin dall’apparire della fotografia che ne metteva in discussione il compito di riproduttrice della rrealtà (VITTORIA BELLOMO) 

Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 07 Gennaio 2009 18:47 )
 
GAETANO VICARI: UN PONTE TRA PASSATO E PRESENTE PDF Stampa E-mail
  
Sabato 18 Ottobre 2008 17:37

     Gaetano Vicari è uno di quei pittori che non smettono mai di cercare attraverso l’arte la loro vera natura.

Passato attraverso le più svariate esperienze artistiche (impressionismo, surrealismo, astrattismo) da qualche anno è approdato al realismo, affrontando con grande perizia tecnica la figura, il paesaggio e la natura morta.

    Alcuni critici asseriscono che i suoi ritratti, inseriti in ovali scuri, subiscono l’influenza della ritrattistica dell’800, ed insieme quella dei grandi protagonisti della fotografia contemporanea, ed io aggiungerei creando un ponte tra passato e presente.

    La contaminazione dell’oggi è quanto mai evidente e rabbiosa nel gesto di creare fori nella tela, che ultimamente il Nostro compie.

    Il senso di questa provocazione è inquietante e misterioso.

    Forse sono i sedimenti della ribellione di Fontana, oppure è icona di quello squarcio, quella caduta, in cui tanti ritengono che sia stata coinvolta l’arte con la A maiuscola fin dall’apparire della fotografia che ne metteva in discussione il compito di riproduttrice della realtà.

    Così Vicari si trova, come molti altri, nella necessità di cercare nuovi orizzonti e si rivolge ad una sorta di realismo magico, in cui la funzione di quei volti si fa storia di emozioni che riemergono dall’oscurità della memoria, e nella sua memoria ci sono soprattutto i volti, le mani, a produrre un’energia di luce, a creare sospensioni sature di interrogativi.

    In questo modo, pur dando una lezione di pittura “tout court” egli si tira fuori da un discorso puramente estetico, e confluisce nella schiera di coloro che hanno qualcosa da dire.

                                                                            VITTORIA BELLOMO

 
Ultimo aggiornamento ( Martedì 30 Novembre 1999 00:00 )
 
CRITICA DI ENZO FABIANI PDF Stampa E-mail
  
Sabato 18 Ottobre 2008 17:33

Generalmente nella moderna ricerca di se stesso, l’artista parte figurativo ed arriva astratto alla mèta. Questo pittore invece è partito impressionista, è passato per il Surrealismo e l’Astrattismo ed è approdato ad un Realismo che potremmo dire magico per la sensibilità coloristica e la nitidezza d’esecuzione. Una ricerca dunque compiuta seriamente e giustamente premiata.

                                                                                ENZO FABIANI

  

    Se da una parte non si può escludere del tutto una parentela con i ritrattisti ottocenteschi, italiani e francesi, dall’altra viene da ricordare il modo di definire il motivo secondo i grandi ritrattisti fotografi contemporanei. Il che porta, grazie ad una tecnica avvertita e sensibile, a risultati di accattivante interesse.

                                                                                ENZO FABIANI

 
Ultimo aggiornamento ( Martedì 30 Novembre 1999 00:00 )
 
CRITICA DI ANTONELLA BRANDI PDF Stampa E-mail
  
Sabato 18 Ottobre 2008 17:26

 Un recupero dell’estetica. Un’attenzione al bello secondo il giudizio che di esso Kant dà “il bello è l’oggetto di un piacere universale e disinteressato”. In questo senso le opere di Gaetano Vicari possono definirsi “belle”, a prescindere dal concetto e dalle finalità.

    Belle di una bellezza che non può sfuggire ad alcuno perché essa non è l’impressione sensibile di un soggetto, ma è una categorica “bellezza aderente” corrispondente alle esigenze di unità, ordine ed armonia, esigenza che l’uomo, anche inconsapevolmente, ricerca comunque.

                                                                                ANTONELLA BRANDI

 
Ultimo aggiornamento ( Sabato 18 Ottobre 2008 17:30 )
 
MARIA S.S. DELLA STELLA, COMPATRONA DI BARRAFRANCA(ENNA) PDF Stampa E-mail
  
Lunedì 11 Agosto 2008 14:19

IL DIPINTO DI MARIA S.S. DELLA STELLA AL VAGLIO DELLA CRITICA E  DELL’ESTETICA

 

<!--[if !vml]--><!--[endif]-->Hanno rubato il quadro della Madonna della Stella! Il grido echeggiò per tutto il paese e un coro di indignazione si levò da tutte le parti. Vergogna! L’hanno rubato per l’oro. Si sperò a lungo che almeno venisse restituita la tela. Si pregò, si misero in atto mille strategie, ma non si ottenne nessun risultato. I malviventi si erano spartito il bottino degli ex voto d’oro e della tela non si seppe più niente. La tela raffigurava la Madonna della Stella, tra S. Alessandro e S. Giovanni Battista, veneratissima in tanti paesi della Sicilia, tra cui anche Barrafranca e Militello da cui, si dice, proviene il primo nucleo di insediamento nel territorio barrese. Il quadro è stato da sempre oggetto di devozione popolare e intorno ad esso sono nate diverse leggende. Una di esse la più antica dice che la tela sia stata dipinta da uno degli evangelisti,  S Luca, le cui opere si diffusero nel bacino del Mediterraneo. Della tela rubata praticamente restava poco. Il tempo l’aveva distrutta. Si intravedevano i volti stilizzati, direi accennati, dei santi raffigurati, mentre il resto della tela era stato ricoperto da un drappeggio che seguiva vagamente i contorni e le linee di quello originario, deturpando l’intera composizione, ma nello stesso tempo consentendo l’esposizione degli ex voto d’oro   che furono attaccati   ad esso e che suscitò gli appetiti cleptomani dei malviventi.

Non era possibile che il paese rimanesse privato dell’immagine della sua patrona e ognuno si chiedeva cosa bisognava fare. Si riflettè a lungo  si consultò il popolo e le comunità parrocchiali e religiose. Si attese, soprattutto, in religioso raccoglimento che il quadro venisse restituito e quando le ultime speranze risultarono vane Il parroco Sac. Giuseppe Zafarana, indisse un concorso con l’obbligo di presentare una tela che raffigurasse la Madonna della Stella. Il bando fu pubblicato nel circondario e parteciparono diversi pittori. Era l’anno 1978 e la commissione scelse la tela del pittore Gaetano Vicari. Fu immensa la sua gioia. Era entrato nella storia locale. Era lui il pittore della “Madonna”. Poteva esserne fiero.

Ma il suo non fu un lavoro semplice. La realizzazione della tela comportò un lavorio artistico complesso. Dopo lunghe ricerche artistiche e lunghe meditazioni, infine il pittore Vicari prese la sua decisione. Avrebbe mantenuto lo schema e l’impostazione della tela originaria e avrebbe ricostruito le parti mancanti, ispirandosi al suo estro artistico e soprattutto all’arte classica del cinquecento italiano, soprattutto a Raffaello.  

    

Come l’antico dipinto, anche il nuovo rappresenta un trittico che raffigura al centro una Madonna con bambino nell’atteggiamento di allattarlo e ai lati, a sinistra di chi guarda S. Alessandro, patrono di Barrafranca e a destra S. Giovanni Battista.

Sul manto splende una stella caudata simbolo che Maria è guida sicura per tutto il popolo cristiano. Ancora oggi in onore della Madonna durante i festeggiamenti è tradizione ornare le strade ed esporre dai balconi illuminazioni  raffiguranti una stella, riprodotta secondo l’estro e la fantasia dell’artigiano.

Il tutto su uno sfondo che riproduce un cielo limpido, sereno, dalle  tonalità cromatiche azzurre, diviso da un baldacchino appena accennato dal tendaggio pesante di colore rossastro e che a guisa di colonna dalle scanalature asimmetriche, su cui poggia la testa della Madonna, serve a determinare lo spazio riservato ai tre personaggi raffigurati e soprattutto a mettere in risalto la figura della Vergine con Bambino.

Le  proporzioni del corpo umano spesso non sono rispettate, perchè la tela originaria manifesta una schematizzazione piuttosto naif.  Basta osservare a proposito la collocazione della mammella che non si trova al suo posto naturale e fuori posto sembra collocato il braccio di S. Giovanni che più che rispettare le proporzione del corpo umano ha forse il compito di accordare i vuoti tra le figure.

Il tendaggio su cui poggia la testa della madonna determina l'aggruppamento delle figure e la proporzione dei pieni e dei vuoti, e regola, altresì,   la diffusione circolare e avvolgente della luce e, quindi, gli accordi accuratamente dosati  dei colori.

La tela è parte di noi, della nostra storia e in essa è concentrato il senso della nostra devozione e il senso devozionale di tutto il popolo barrese. In esso, infatti, si coglie il profondo radicamento religioso e dottrinale proprio di tutta la comunità. La Madonna è posta su un trono appena accennato che  è simbolo della sapienza. Una delle invocazioni lauretane chiama, infatti,  Maria “Sedes Sapientiae”. La sua è la dottrina del suo figlio, il bambino che allatta e che mostra al suo popolo perché lo segua. E’ l’assoluta rivelazione della verità e lei è la testimone primaria del suo Vangelo, senza macchia originale.  E’ questa la missione dell’arte per la Chiesa: esprimere il sentimento religioso popolare e uniformarlo agli insegnamenti della Chiesa e alla sua dottrina.

Vicari nel realizzare la tela si è ispirato al concetto di bellezza derivatoci dal mondo classico penetrandolo in maniera personale, con profondità d’espressione, chiarezza serena e talento esecutivo del tutto originale, specie nel fatto di essere riuscito ad armonizzare tutti gli elementi presenti e ad assorbire nel suo schema pittorico anche il passato. Ci ha regalato, quindi, una bellissima opera dove il passato più remoto rivive vivificato alla luce del mondo classico e si proietta nel presente a beneficio della nostra devozione.

Il suo linguaggio pittorico risulta adeguato all’obiettivo che si era proposto e manifesta il carattere sobrio, sereno, depurato dalle imperfezioni realistiche proprio della tecnica adottata dal nostro pittore.  Tutto è misurato, delicato talvolta impalpabile e i personaggi spiccano nella composizione rilevati dalla chiarezza e luminosità dell’infinità del cielo. Sembra che essi si librino nel vuoto e che siano sostenuti su un trono consolidato nell’etereo firmamento.

Potremmo definire il quadro il poema della nostra cultura popolare; in esso infatti è presente la storia della nostra comunità religiosa e laica. Ci sono i due protettori del paese, c’è latente il nostro spirito religioso, c’è S. Giovanni Battista a cui è devota la nostra comunità e a cui è dedicato un intero quartiere, c’è poesia e c’è teologia.    Il pittore ha evidenziato le sue doti artistiche dimostrandosi sicuro nell’ <!--[if !vml]--><!--[endif]-->'esecuzione tecnica dell’opera,  abile nella
delineazione  dei contorni e delle linee e padrone nell’uso del colore che ci appare in tutto il suo splendore e in tutta la sua magia. Pur con tutte le difficoltà descritte nella tela c’è anche il pittore c’è la sua caratteristica individualità. Si coglie costantemente che   egli crede al bene e al bello e lo manifesta nelle figure nobilmente ideate,  nella loro solenne dignità e nel ritmo impresso a tutta la figurazione.

Una tela, un quadro di arte sacra ha un arduo compito quello di educare la mente a consolidare la conoscenza, di stimolare la meditazione, la contemplazione, di rendere salda  la conoscenza di ciò che è vero, giusto e utile all’evoluzione dell’anima. 

L’arte è comunicazione, discorso, esortazione e appunto per questo riveste un compito fondamentale nella vita religiosa e sociale di un popolo.

E’ uno strumento di culto anche il quadro  davanti a cui il popolo prega  e la sua contemplazione  induce  commozione e disposizione alla preghiera. È ciò che avviene con il quadro della “Madonna della Stella” . Esso ci dà  qualcosa agli occhi, ma attraverso gli occhi agisce profondamente sull'animo.

 

Barrafranca 13.08.2008

                                                                                                    Diego Aleo

Ultimo aggiornamento ( Domenica 21 Settembre 2008 16:35 )
 


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